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Ricordi del tempo di guerra

Vecchie fotografie: in primo piano foto di ufficiale La memoria di coloro che sono rimasti in vita è tutto ciò che rimane di quella terribile giornata di agosto, quando il silenzio della palude venne spezzato dagli spari dei tedeschi.

In questi brevi estratti ricavati dalle testimonianze dirette dei sopravvissuti all'eccidio è vivo il ricordo della morte violenta e incomprensibile di uomini, donne e bambini a cui è stato negato un futuro.

Lea, 13 anni:
“Quando arrivarono i tedeschi mio padre mi abbracciò ma loro mi scacciarono col fucile e gli ordinarono di uscire. Fece pochi passi poi gli spararono.”

Ivano, 11 anni:
“Alle 8 circa del 23 agosto del '44 noi eravamo tutti nella capanna quando due soldati tedeschi entrarono armati con pistole. Senza parlare essi cominciarono a far fuoco. Tutti cercavano di salvare la pelle, io ebbi la forza di stare attaccato a mia madre fino a che le orecchie non sentirono muovere più niente, io ero un morto.”

Bruna, 30 anni:
“A quei tempi vivevo a Fucecchio con mio marito e i miei due figli. Verso la fine di giugno sfollammo da mia madre a Castelmartini perché avevamo paura che mio marito fosse deportato dai tedeschi. C'era la palude e mio marito ci stava nascosto tutto il giorno. La notte andavamo a dormire alla casa Silvestri che era lontana dalla strada e ci sembrava più sicura. La casa era molto grande e ci vivevano molte persone. Dalla strage ci salvammo solo in pochi. Non so come riuscii a salvarmi. Vedevo i tedeschi sparare e le persone cadermi intorno. Io non fui nemmeno ferita.”

Oreste Silvestri, 44 anni:
“Vidi il corpo di Mazzei Annunziata vicino al muro, sembrava morta ed era ricoperta di sangue. Tra le braccia aveva suo figlio Antonio che era ancora vivo e gridava: mamma, mamma. Vidi i due soldati dirigersi verso di lei e uno diceva: No caput! Sollevò il fucile e con il calcio colpì la testa del bambino che cessò di gridare.”

L'eccidio

MUmeLOC MUSEO DELLA MEMORIA LOCALE CERRETO GUIDI